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Biodiversità – In Puglia 200 specie a rischio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Angelo De Leonardis   
Martedì 13 Luglio 2010 00:00

Sono circa 500 gli endemismi e le risorse genetiche vegetali italiane e balcaniche minacciate, che non possono andare perse. In Albania sono quasi 300 le specie in pericolo. Un progetto a difesa dell'ambiente mediterraneo

Sono quasi 200 le specie a grave rischio estinzione in Puglia. Continua senza sosta l'azione aggressiva dell'uomo che mina non solo i fragili equilibri ecosistemici ma ne sta determinando una lenta ed inesorabile perdita della ricca flora endemica che è peculiarità e ricchezza della nostra terra. Non è solo la Puglia che rischia l'impoverimento. Anche la vicina Albania, fino a poco tempo fa ricca e prospera terra per le specie tipiche del bacino del Mediterraneo, è alle prese con il rischio estinzione addirittura per quasi 300 specie.

Sullo scoglio detto Mogliuso fiorisce un singolare giaggiolo selvatico scuro, profumato, descritto pochi anni or sono come forma endemica (Iris revoluta) e meritevole quindi di assoluta protezione.
Sideritias cardicus è il fragile e nobile tè di montagna che cresce solo sulle montagne albanesi.
Cos'hanno in comune? Il rischio estinzione.
Per conservare la biodiversità vegetale non solo in Puglia ma in tutto il bacino mediterraneo, l'Unione europea ha finanziato un progetto nell'ambito del programma di iniziativa comunitaria «Interreg III A 2000-2006 Italia – Albania» denominato Ceratonia.
«Il progetto Ceratonia (nome latino del Carrubo) – come sottolinea il coordinatore scientifico del progetto il prof. Francesco Losurdo, ordinario di Economia Applicata Facoltà di Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Bari - mira a preservare le piante più rare. Un enorme patrimonio che potrebbe andare presto perso se non si interviene in maniera rapida e sinergica. Due anni di raccolta, catalogazione, conservazione, restauro, salvaguardia e valorizzazione di risorse genetiche di specie endemiche e/o germoplasma agrario. Sono circa 500 gli endemismi e le risorse genetiche vegetali italiane e balcaniche “minacciate”, che non possono andare perse». «Adesso - conclude il coordinatore scientifico del progetto – l'obiettivo è costituire un Organismo Intergovernativo con sede a Tirana e di continuare sulla strada intrapresa al fine di restituire alle comunità mediterranee l'antico splendore dei nostri ecosistemi».
«Delle 500 specie rare prese in esame - ha proseguito la prof.ssa Liri Dinga docente dell'Orto botanico dell'Università di Tirana - circa 300 crescono in Albania e per la loro conservazione “ex situ” abbiamo previsto sia la coltivazione da piante vive sia quella in vitro con il seme. I primi risultati stanno arrivando, penso che il futuro sia nella sensibilizzazione della gente».

Lo stato di avanzamento del progetto Ceratonia, organizzato dalla Comunità delle Università Mediterranee (Cum) è stato discusso insieme ad alcuni tra i maggiori esperti di germoplasma e biodiversità provenienti da Italia, Albania, Bosnia, Croazia e Serbia.
Capofila del progetto Ceratonia è la Comunità delle Università Mediterranee (Cum), e ha come partner: l'Università di Lecce, Disteba; l'Università di Bari, Dipartimento di Biologia e Chimica Agroforestale ed Ambientale Dibca, Sezione di Genetica e Miglioramento Genetico; l'Istituto Agronomico Mediterraneo (Iamb); Il ministero dell'Ambiente, Direzione Protezione della Natura (Albania); l'Università di Tirana, Orto Botanico (Albania); l'Istituto di Ricerca Biologica, Accademia delle Scienze (Albania).

Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Marzo 2011 18:38
 
I Fratelli Carofiglio – Quando scrivere è un affare di famiglia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Angelo De Leonardis   
Giovedì 29 Gennaio 2009 09:58

L’interessante rassegna “Mezzanotte al Museo” ha presentato, come suo ultimo appuntamento, un incontro letterario con i fratelli Gianrico e Francesco Carofiglio. Anfitrioni e camaleontici, ormai ben a loro agio sul proscenio, hanno mostrato di gradire la tavola imbandita dagli organizzatori, tanto da diventare loro i veri mattatori ed animatori della serata. “Mezzanotte al Museo”? Una gradita sorpresa. Di straordinario impatto ed elegantemente presentati, gli incontri hanno avuto come cornice una presenza numerosa e puntuale, come sottolineato da Vincenzo Cipriani, direttore artistico della manifestazione. Ad ospitare gli eventi la meravigliosa cornice della Fondazione E. Pomarici Santomasi. Al termine di ogni incontro un aperitivo e per l’occasione una gratuita visita guidata al palazzo Baronale E. Pomarici Santomasi che non ha sofferto le ore piccole tanto da restare ben desto ben oltre le ore 24.00
Curiosa ed accattivante la formula presentata dagli organizzatori per incontrare i fratelli Carofiglio, entrambi scrittori. Non una semplice presentazione di un libro o una disquisizione monotematica, ma l’interazione tra i lettori e gli scrittori che, divertiti, hanno animato la serata tanto da renderla gradevolissima, soffice, familiare e ricca di interessanti spunti. Sei poltroncine in cerca d’autore. Due occupate da Gianrico Carofiglio, magistrato, scrittore e senatore della Repubblica, e da Francesco Carofiglio, architetto, attore di teatro e scrittore. Le restanti occupate non da relatori ma da semplici lettori. L’occasione dell’invito ai due noti fratelli, virtuosi della penna e calamaio, l’uscita dell’ultima fatica letteraria di Francesco Carofiglio, “L’estate del cane nero”. Ad aprire la serata note di jazz e la maestria del gruppo “Jeune Saxophone Quartet”, quattro ottimi giovani sassofonisti del Conservatorio “E. Duni” di Matera. Gli onori di casa al Presidente della Fondazione, dott. Agostino Giglio. La sagacia e le felici intuizioni del moderatore, Giuseppe Marmora, conducono sin dalle prime battute l’incontro sui binari di un confronto aperto. Ai quattro lettori, Nico Marvulli, Mario Occhipinti (arguto studente liceale), Annamaria Pappalardi (brillante giovane professoressa e talentuosa attrice teatrale) e Michele Moretti (nobile mente al servizio dell’insegnamento), non il compito di “giudicare” ma di raccontare in poco meno di un minuti le sensazioni, le emozioni, i pareri e le impressioni sgorgate dalla lettura del libro. Ai lettori il compito di raccontare ai presenti il loro personale incontro con il libro.
“L’estate del cane nero” è una lettura trasversale che spazia dal ricordo al passato vissuto ed intriso, fatto di emozioni pulsanti, odori, sapori, paure, amori e tradizioni. Una lettura virtuosa che offre una chiave di lettura che apre al ricordo di un’emozione che cambia e che proietta.
«Quell’estate avrebbe cambiato molte cose nella mia vita. E molte nella vita degli altri». Ecco l’essenza del libro di Francesco Carofiglio. Quattro ragazzi che vivono un’esperienza che segnerà per sempre la loro esistenza. “L’estate del cane nero”è la storia di un’infanzia scritta.
Quando, Francesco, vale la pena scrivere e raccontare una storia?
Quando si ha la voglia e la capacità di guardare a storie e personaggi da una diversa prospettiva. Una scrittura vale la pena di esistere solo se introduce qualcosa di nuovo. Bisogna scrivere ciò che è misterioso e che non comprendiamo.
Gianrico, generazioni di poeti e filosofi ci hanno abituati a pensare al passato, il passato che è veramente mio e dove nulla mi può essere tolto. Perché il “passato è una terra straniera”?
Il passato è un confine, fatto di stanze intercomunicanti. Sono loro che ci preparano al presente e ci guidano al futuro.  
Gianrico e Francesco, quanto di autobiografico c’è nei vostri libri?
Ciascuno di noi è una spugna e viene influenzato da ciò che legge, ascolta e vede. È inevitabile assorbire gli stimoli. 
Francesco, un consiglio per chi ama scrivere…
La scrittura è inquietudine. Mai sentirsi appagati o soddisfatti di quello che si è scritto. Nella scrittura ci vuole rigore ed allenamento continuo.
Francesco e Gianrico, i vostri libri hanno come sfondo sempre la Puglia. Mai pensato ad altri scenari?
Amiamo e raccontiamo la nostra terra, ma certamente racconteremo anche di altre realtà.
Un consiglio per le nostre letture estive. Un libro per sorridere, evadere e sognare?
Per sorridere “Vestiamo da supermen” di Bill Bryson e “Un cuore timido” di Martin Steven. Per evadere “Il cigno nero”, di Nassim Nicholas Taleb e “La sovrana lettrice” di Bennet Alan.

 
Una commedia dei nostri giorni! PDF Stampa E-mail
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Scritto da Nicola Marvulli   
Mercoledì 21 Ottobre 2009 17:00

Ricordargli che compito della buona politica è dare degli indirizzi politici e vigilare che vengano rispettati. “Applicare” è compito dei dirigenti, degli impiegati, dei tecnici, degli assessorati. Chi sa, fa! Chi non sa, aspetta!. Se nessuno fa…ecco che le lancette dell’orologio si fermano. Il tempo si arresta. Gli uffici e con essi gli impiegati si mummificano. Sullo sfondo un Comune, Gravina Marturana, governato da “trasparenza”. C’è, ma non si vede e né si sente. C’è ma non c’è…”eppur se move”. A dirlo è per esempio la delegazione dei Commercianti del centro storico che un po’ prima di Natale hanno incontrato la leggerezza della trasparenza. Per chiedergli cosa? Giusto un po’ di attenzione. Non se la passa mica bene il centro storico, e va sempre peggio. La pavimentazione è una groviera con “chianche” ormai agonizzanti. Non è tanto l’estetica ma è la salute in pericolo. Si cade e ci si fa male. Hanno chiesto raccoglitori per i rifiuti perché quelli che c’erano prima o trafugati o rotti ma mai sostituiti. Hanno chiesto di poter avere maggiore sicurezza, un po’ di luci a Natale, comprensione da parte dei vigili. Invece nulla. E giù con le multe. Divertente sarebbe potervi raccontare la storia di un commerciante del centro storico che ha un problemino di salute. Dovrebbe avere un posto auto riservato. Non avendolo, parcheggia vicino al suo negozio. Arrivano i vigili e la commedia napoletana va in scena. Perché non dargli un posto auto? Forse perché è andato deserto un bando…perché la burocrazia dell’immobilismo è più forte della ragione…ma nell’attesa mica è così osceno assegnarne uno in via transitoria ed eccezionale! Invece Gravina Marturana deve farci assistere alla commediante realtà. Ma non è solo il centro che soffre, anche il resto della città non salta di gioia. Che disastro! Peccato non aver visto i partiti della città  formare una delegazione trasversale che in Comune faccia della trasparenza una realtà. Controllare che qualcuno faccia. Che la mente occulta prenda un abbaglio. Dimostrarci che la politica è ancora al servizio del cittadino. Capire e farci capire che lasciando all’abbandono ci costerà il doppio ripristinare. Troppo difficile da capire per chi è trasparente!.
In ogni storia che si rispetti non può non aversi un “Ratto”, inteso non come roditore ma come furto. Anche a Gravina Marturata ce n’è stato uno. Si sono rubati il Natale!!!

 
La dura vita di un normodotato PDF Stampa E-mail
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Scritto da Nicola Marvulli   
Venerdì 05 Marzo 2010 00:00

E finalmente anche quest’anno la scuola è finita. L’annata scolastica 2007-2008  chiude i battenti. Quanti patemi, quante ansie, quanti ricordi e quanti rimpianti. L’essere stati studenti ha rappresentato, un po’ per tutti, un grande momento non solo formativo ma sopratutto di aggregazione e di svago. Per i più fortunati e per i più diligenti da giugno a settembre più di 2 mesi di riposo, relax, divertimento. Insomma: Vacanza! Vacanza! Vacanza. Dei miei anni del liceo ricordo soprattutto il 3°, dove ebbi la sfortuna di incappare in una rimandatura. Abituato sin dall’età adolescenziale a dare i numeri, quell’anno ne diedi di tutti i colori. Morale: rimandato a settembre. Materia? Matematica!
Della scuola secondaria, invece, ricordo una frase che spesso ricorreva e mi rincorreva (per la verità erano i miei genitori che mi rincorrevano mentre io correvo): < suo figlio è molto intelligente, dotato, ma non si applica>.
Ci sono due significati che si possono attribuire a questa frase: A. Se solo volesse (il che significa studiare di più) avrebbe ben altra pagella; B. Anche se volesse (il che significa che anche studiando di più il risultato sarebbe il medesimo) non potrebbe aspirare ai verdi colli.
Fortunatamente ero nella prima ipotesi, la A. Studiavo il giusto, apprendevo il necessario. Non trascorrevo il tempo a gozzovigliare ma ad integrare la mia  formazione. Mi piaceva un libro? Me lo leggevo. Volevo conoscere un pezzo della “storia”? Me la studiavo. E così per tutte le cose che mi interessavano ed incuriosivano.

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